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Ritrovare il proprio ritmo

L’inizio dell’anno porta con sé un’atmosfera particolare, quasi sospesa. Da un lato c’è la sensazione di un foglio bianco, un nuovo inizio che invita a immaginare possibilità e cambiamenti. Dall’altro, però, c’è spesso un senso di fatica, come se il corpo e la mente avessero bisogno di più tempo per rientrare nei ritmi quotidiani. È un paradosso che molte persone vivono con un certo smarrimento: desideriamo ripartire, ma allo stesso tempo ci sentiamo rallentati, poco motivati o addirittura sopraffatti.

Questa ambivalenza non è un segnale di debolezza, ma una risposta naturale al passaggio da un periodo di sospensione, le feste, le pause, i ritmi più lenti, a un periodo che richiede di nuovo struttura, impegno e continuità. Ogni transizione, anche quando desiderata, comporta un piccolo lavoro di adattamento e l’inizio dell’anno è, a tutti gli effetti, una transizione.

Molte persone vivono questo momento con un senso di pressione: “dovrei essere più motivato”, “dovrei avere già chiari i miei obiettivi”, “dovrei ripartire con energia”. Ma il linguaggio del “dovrei” raramente aiuta, anzi spesso amplifica la sensazione di inadeguatezza. La verità è che la ripresa non è un interruttore che si accende, ma un processo graduale che richiede ascolto e realismo.

Un primo passo utile è riconoscere che la motivazione non precede l’azione: spesso è l’azione stessa, anche minima, a generare motivazione. Invece di aspettare di sentirsi “pronti”, può essere più efficace iniziare da gesti piccoli, concreti, sostenibili, piccole azioni che comunicano al nostro sistema nervoso un messaggio di riattivazione senza sovraccarico.

Un altro elemento importante riguarda le aspettative. L’inizio dell’anno è spesso carico di propositi ambiziosi, di buoni propositi che però rischiano di trasformarsi in fonti di frustrazione. Gli obiettivi funzionano meglio quando sono specifici, realistici e legati a un significato personale, per cui può essere più utile dirsi non “devo andare in palestra tre volte a settimana”, ma “voglio prendermi cura del mio corpo perché mi fa sentire più presente e più stabile”. Il significato è ciò che sostiene la continuità.

C’è poi un altro aspetto emotivo che merita attenzione: la nostalgia per il tempo sospeso. Le feste, pur con le loro complessità, rappresentano un momento di rallentamento, di connessione, di ritualità. Tornare alla quotidianità può generare un piccolo lutto, spesso non riconosciuto. Dare un nome a questa sensazione può alleggerirla: non è pigrizia, non è mancanza di volontà, è semplicemente il bisogno di integrare due ritmi diversi.

Infine, la ripresa può diventare un’occasione preziosa per osservare come ci relazioniamo al tempo. Siamo abituati a pensare che il valore stia nella produttività, nella velocità, nel “fare”. Ma la qualità della ripartenza dipende anche dalla capacità di rispettare i propri tempi interni, di ascoltare i segnali del corpo, di concedersi pause senza colpa. Ripartire non significa correre ma significa trovare un ritmo che sia sostenibile e autentico.

L’inizio dell’anno non è un test da superare, ma un momento da abitare. Possiamo scegliere di viverlo con gentilezza, con curiosità, con la consapevolezza che ogni ripresa è un movimento complesso, fatto di slanci e di esitazioni. E che proprio in questa complessità si nasconde la possibilità di costruire un anno più allineato a ciò che siamo davvero.

 

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