Rientro a scuola: come accompagnare i figli nella ripartenza
- Psicoterapeute Milano
- 12 set
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Settembre è un mese di transizione, non solo per chi torna al lavoro, ma anche per bambini e adolescenti che si preparano a rientrare a scuola. Per molti genitori, questo periodo è carico di aspettative, organizzazione e, spesso, una buona dose di ansia. Ma dietro la corsa ai materiali scolastici e agli orari da incastrare, si nasconde la domanda: come possiamo accompagnare i nostri figli nella ripresa, senza perdere di vista il loro mondo emotivo?
Il rientro visto con gli occhi dei bambini
Per i più piccoli, tornare a scuola significa affrontare una serie di cambiamenti: iniziare un nuovo anno, con magari nuovi insegnanti, nuovi compagni, nuove regole. Anche se non sempre lo esprimono verbalmente, molti bambini vivono questo momento con un misto di eccitazione e timore. La psicologia dello sviluppo ci ricorda che i bambini hanno bisogno di prevedibilità e sicurezza per affrontare le novità. E il rientro, per quanto familiare, è pur sempre una “novità ricorrente”.
Secondo Bowlby, il senso di sicurezza emotiva si costruisce attraverso relazioni stabili e risposte coerenti. In questo senso, il ruolo del genitore non è solo quello di organizzare, ma di “contenere”: offrire uno spazio sicuro in cui il bambino possa esprimere dubbi, paure e desideri.
Adolescenti: autonomia e bisogno di guida
Per gli adolescenti, il rientro scolastico può essere ancora più complesso. In questa fase della vita, il bisogno di autonomia si intreccia con la pressione sociale, le aspettative accademiche e le trasformazioni identitarie. Il rischio è che il genitore si senta escluso o non sappia come intervenire.
Non si tratta di “controllare” il figlio adolescente, ma di “essere presenti”. Offrire ascolto non giudicante, porre domande aperte, accettare anche il silenzio come forma di comunicazione. Il rientro può diventare un’occasione per rafforzare il dialogo andando oltre le conversazioni che riguardano strettamente la scuola e provando ad esplorare emozioni, sogni e difficoltà, nella misura in cui l’adolescente vuole farlo.
Accompagnare i figli nel rientro scolastico richiede infatti attenzione non solo alla logistica, ma soprattutto al loro mondo emotivo. Un modo efficace per rendere questo passaggio più dolce è introdurre piccoli rituali di transizione. Non servono gesti eclatanti: anche una colazione speciale il primo giorno di scuola, una lettura condivisa la sera o una passeggiata dopo i compiti possono diventare momenti preziosi che aiutano a segnare il passaggio tra estate e routine.
Un altro strumento potente è il cosiddetto “check-in emotivo”. Spesso, nella fretta di riprendere il ritmo, ci si concentra su ciò che è stato fatto o non fatto (“Hai finito i compiti?”, “Hai preparato lo zaino?”), dimenticando di chiedere semplicemente: “Come ti senti oggi?”. Questa domanda, apparentemente semplice, apre uno spazio di ascolto e accoglienza che può fare la differenza.
È importante anche rivedere le aspettative. I primi giorni di scuola non devono essere una corsa alla performance. I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di tempo per riadattarsi, e forzarli a tornare subito al massimo può generare stress e frustrazione. La ripresa è graduale, e va rispettata come tale.
In questo processo, il genitore può diventare un modello. Condividere con i figli come si affronta il proprio rientro al lavoro, parlare delle emozioni che si provano, delle strategie che si adottano per gestire la fatica, è un modo per normalizzare il vissuto e offrire strumenti indiretti. I figli imparano non solo da ciò che viene detto, ma da ciò che viene vissuto.
Infine, è fondamentale non riempire subito l’agenda. Il tempo libero, non strutturato, è una risorsa preziosa per l’equilibrio emotivo. Giocare, annoiarsi, inventare: sono attività che nutrono la creatività e permettono al bambino di elaborare il cambiamento in modo spontaneo.
E il rientro del genitore?
Spesso i genitori si concentrano così tanto sui figli e sul riorganizzare la routine settimanale da dimenticare sé stessi. Ma il rientro è anche un momento di ridefinizione personale. Prendersi cura del proprio benessere, coltivare spazi di decompressione e chiedere aiuto quando serve non è egoismo: è responsabilità affettiva.
Un adulto equilibrato è infatti più capace di sostenere i bisogni emotivi del bambino. In altre parole: prendersi cura di sé è il primo passo per prendersi cura degli altri.
Un’altra riflessione che può essere utile fare ad inizio anno scolastico riguarda la capacità di fare squadra della famiglia: più i caregiver (genitori e figure di riferimento in generale) riescono a sostenersi a vicenda emotivamente e a comunicare in maniera efficace e rispettosa, più si riesce a fare squadra in famiglia. Possiamo quindi chiederci “Cosa possiamo migliorare nel nostro modo di fare squadra e di cooperare? Comunichiamo abbastanza? Dove possiamo migliorare insieme?”.
Darsi il tempo di pensare a questi aspetti della vita permette di essere più consapevoli e di iniziare l’anno con un assetto diverso, nell’ottica di migliorare sempre di più la vita familiare.




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